Stupire, meravigliare e dare
nuova luce ai particolari, tra damaschi e decori iperbolici, per abiti e
accessori spettacolari: un vero e proprio invito a corte. Una delle tendenze
delle passerelle di quest’anno porta avanti il concetto tanto semplice quanto
ricco di tradizione, combinata alle irrinunciabili novità. La sfilata spring -
summer 2012 di Roberto Cavalli, presentata sulle passerelle di Milano Moda
Donna, definisce un'immagine estremamente sofisticata e femminile, che rimanda
immediatamente al lusso tipico dell’età barocca. La silhouette della collezione
è definita dall’incontro tra linearità e perfezione dei capi, ispirati alla
ricchezza barocca, riflessa sia negli abiti che nelle micro gonne. Gli abiti lunghi seguono la forma del corpo,
realizzati con intarsi di pizzo e arricchiti con ricami applicati sui fianchi,
abbinati a giacche dal taglio sartoriale o a gilet con spalle imbottite dalla
linea asciutta. Giacche in seta stampata con animali fantastici sono illuminate
da ricami che seguono il disegno della stampa rendendolo tridimensionale,
mentre le stampe riportano macro fiori o
motivi animalier, impreziositi da ricami dorati su seta, proprio come il
tessuto damascato tipico del barocco: le parole chiave sono lusso e ostentazione.
Con questa collezione debutta anche la borsa Florence, creata come atto d'amore dello stilista per la sua
città, ma non solo, perché nulla viene lasciato al caso: Firenze infatti,
ancora prima che venisse inaugurato lo stile tipicamente barocco, si aprì al
gusto internazionale grazie a una figura di spicco e innovazione, Eleonora di
Toledo. L’arrivo di Eleonora a Firenze, come giovane sposa di Cosimo de’
Medici, portò un nuovo clima in città. La moda fiorentina, dopo metà
Cinquecento, era ancora sotto l’influenza del moralismo dei Savonarola, ma
grazie allo stile dell’austera duchessa, a partire dalla sua corte per poi
diffondersi nelle principali corti europee, vengono incentivati l’inclinazione
al lusso e alle novità. Eleonora adottò uno stile per niente scontato,
diventando un modello di misura e armonia per le sovrane successive e, a quanto
pare, per gli stilisti dei nostri giorni: l’inaugurazione barocca fu un momento della storia in
cui l'abito assume caratteristiche innaturali, poiché la sua funzione è quella
di costruire forme ideali che cancellano il corpo reale. Ma nonostante la bella
duchessa da una parte cancellasse con bustini strettissimi le forme tipiche
della donna, faceva scandalo per i suoi orecchini nei lobi bucati, i cappelli
piumati, gli abiti sportivi di foggia maschile, la zimarra di ispirazione
turca: certe "eccentricità" trovavano spazio solo negli armadi delle
prostitute. Il suo guardaroba ricchissimo, fatto di stoffe
raffinate e decori opulenti, sembra
essere riproposto anche a noi: la nuova collezione di borse
Bulgari, ad
esempio, è straordinariamente elegante e lussuosa, caratterizzata da
decorazioni gioiello e colori magnifici, come il verde declinato in varie
sfumature e pellami come il pitone. Il vero colpo d’occhio
viene offerto dalle pochette: color panna realizzate in raso, decorate con
cristalli e chiusura in oro, in tessuto viola con ricami e perline nere o in
damasco abbellite da ricami floreali.
Una bellezza straordinaria, eppure severa e intransigente, un’immagine
che restituisce alla perfezione l’indole volitiva e la fermezza di una donna
senza mezze misure, proprio come nel noto dipinto di Agnolo Bronzino che ritrae
l’altera duchessa Eleonora.
Per cogliere novità e modi di essere, di diventare…Istinti, evoluzioni e trasformazioni di una società contemporanea sempre più border-line, dove le differenze talvolta vengono cancellate dall’omologazione. Dalle passerelle al costume, dai luoghi ai rapporti interpersonali, per dare un’istantanea sempre nuova del “coprimento” individuale, dall’abito materiale a quello metaforico: le maschere che ognuno di noi indossa, singolarmente e nel proprio ruolo sociale.
sabato 25 febbraio 2012
Ispirazioni barocche: un sontuoso invito a corte.
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martedì 7 febbraio 2012
Candidamente romantico, sfacciatamente in contrasto: total white.
Panna montata, nuvole, meringa, pizzi, volant. Il romanticismo viene declinato questa
stagione con un solo colore: il bianco. Con trasparenze che sfumano in
seduzione o semplicemente puro e immacolato, il bianco sembra oscurare con il
suo candore il fascino invernale del nero, in modo inafferrabile e tenue,
delicato come un soffio. Allora cosa c’è da fare se non puntare sul bianco
dalle mille sfaccettature? Non sono da escludere le altre nuances come il beige
o il rosa salmone chiarissimo, romantiche, ingenue, fresche e innocenti, ma
anche sfrontate e aggressive se abbinate impeccabilmente con accessori e
dettagli in metallo o in pelle. Una femminilità sempre pronta a diffondere
un’aura luminosa all’esterno e su ogni centimetro di pelle. Il bianco, simbolo
di purezza ed innovazione, luce e tecnologia, funziona anche come
neutralizzatore di stress e ansie, aiutando a disintossicarsi dalla vita
frenetica e caotica della metropoli. Nulla di meglio dunque, che vestirsi come
i fiocchi di neve nelle fredde giornate metropolitane. Per le donne che
vogliono sentirsi più angeli che dark ladies, Derek Lam definisce la donna con linee essenziali, quasi celestiali;
Emilio Pucci lascia libero sfogo ad una creatività romantica senza tempo
attraverso pizzi principeschi e sontuose
balze; Laura Biagiotti riporta in auge la maxi camicia da usare come
abitino ; Alberta Ferretti delinea un look più strettamente da spiaggia, o da
calda estate in città, con l’abito sottoveste: elegante, chiaro, perfetto
la sera con un gioiello prezioso o un accessorio stravagante, passapartout il
giorno. Anche se un tempo il bianco era il colore relegato al giorno delle
nozze, oggi è tra le tinte più chic della palette cromatica, sopratutto durante
la bella stagione che incalza sempre più velocemente, quando riflette i raggi
del sole, mettendo in risalto la pelle chiarissima o ambrata, il biondo o il
bruno, è il colore che fa per tutte, perchè adatto a ognuna e in ogni stagione,
di giorno come di sera. Ogni colore ha una sua caratteristica, una vita
propria. Quando lo si sceglie per indossarlo, in qualche modo, parla di noi.
Per questa stagione si potrà scegliere tra un’infinità di colori da indossare,
ma il bianco ha un’essenza molto particolare:
in realtà è un non-colore, o meglio, la somma dei colori e insieme
il loro annullamento, come un’astrazione della mente il bianco ci regala un
allure unica, chic, distaccata se totale. Infatti solitamente, se usato puro,
spaventa e attrae contemporaneamente, è sublime. Perciò per sfoggiare un
perfetto total white occorre molta classe e risolutezza. Chi avesse dubbi sul
fatto che il bianco sia uno dei colori più trendy della stagione, dia
un’occhiata alle collezioni: è questa tinta “lunare”, nella sua facilità di
abbinamento, nella sua estrema versatilità, ad avere un successo senza eguali.
Puro come il latte, abbagliante come la luce, il bianco rapisce e affascina. Molte
donne preferiscono non osare, perchè il bianco non ammette mediazioni, è
assoluto per natura, non tollera leggerezze perché annulla i contorni ma da
volume alla materia, non si mimetizza come il nero e non si offre agli sguardi
come i colori, ed elegante lo è di suo. Altre ancora lo usano come un
contrasto, una base, una fugace interruzione. Ma quali
accessori abbinare ad un outfit total o parzialmente white? Perfetti quelli in
cuoio o sughero per un look classico ed etnico, mentre chi ama sorprendere
potrà accostare al bianco accessori argento e oro, oppure colorati
fluo e laminati nei colori più accesi. Per una volta andare in
bianco non è poi così male.
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martedì 31 gennaio 2012
Aesthetica, bellezza in movimento.
Cos’è la bellezza? Semplice percezione, immersione nella sensitività, o anche prodotto di una riflessione, di un sentire comune portato fuori in forma visiva o plastica? L’estetica nasce da questo interrogativo e dalla volontà di delineare il compiacimento che deriva dall’oggetto che chiamiamo “bello”, senza saperne esattamente il significato. “Aesthetica, la bellezza è in movimento”, è un tentativo tanto umano quanto trascendentale di portare sul palcoscenico l’esperienza estetica in tutte le sue sfaccettature: perciò non solo espressione di bellezza ma anche appagamento, piacere, emozione e coinvolgimento. Lo spettacolo è stato inaugurato sabato 28 Gennaio dalla compagnia Kaos Balletto di Firenze al Teatro Cassia. Questa nuova produzione manifesta un desiderio di confronto tra coreografi, per intrecciare diversi punti di vista e portarli a termine nel raggiungimento di forme e rappresentazioni dirette al “comune sentire” dello spettatore. Roberto Sartori, in “Sublime”, porta avanti un’idea estetica semplice e quotidiana: il bello che cogliamo nel mondo è passeggero, è un attimo effimero che ne rappresenta l’essenza. Questa essenza è il movimento nel continuo divenire, un cambiamento che non si può fossilizzare, che procede sempre verso qualcosa di migliore per procurarsi virtù, sensibilità, gusto. Infatti, mentre la bellezza è soggetta alla decadenza, la virtù la può controbilanciare, finchè quella sparisce ed essa ne prende interamente il posto: una necessità che consente all’uomo di muoversi responsabilmente nel mondo dell’esperienza, per contare su ciò che può essere alimentato ogni giorno. Tuttavia il mondo può essere crudele anche con l’uomo virtuoso, per metterne alla prova il dono naturale, lasciandolo da solo, nella consapevolezza della propria esistenza senza la possibilità di condividerla con gli altri: un’incomunicabilità di fondo che caratterizza la società, coreografata da Eugenio Buratti in “Sola”. Certamente la solitudine non può protrarsi all’infinito, e quando giunge il momento della vita in cui uomo e donna si incontrano, la natura dell’essere umano di manifesta nella sua lotta/equilibrio tra tentazioni terrene e aspirazioni ultraterrene; “Amore + Psiche”, la celebre favola di Apuleio, viene riportata ai giorni d’oggi, per raccontare quel vortice di situazioni che travolge spesso i rapporti umani, tra gelosia, passione, invidia e sentimento: le luci soffuse e dai toni naturali illuminano i corpi tra staticità e dinamismo, il “quantum” giusto da farli apparire come sculture canoviane in movimento, con grande poeticità. L’ultima coreografia, “Storia Rom-antica”, nasce da una particolare predilezione per le sonorità e la grande varietà culturale klezmer, in cui palpita sia l’identità culturale yiddish che la differenziazione tra popolazioni slave, focalizzando in particolar modo quella del popolo gitano. I gitani rappresentano infatti una comunità senza tempo ma ricca di storia, gerarchica ma inclusiva come una grande famiglia, in cui la vita viene accettata esteticamente com’è, tutta assieme e senza sconti. Questo cammino estetico viene percorso durante ogni coreografia della produzione firmata “Kaos, balletto di Firenze”, un cammino che ha il suo fine in se stesso e in nient’altro, per il puro piacere di essere percorso e di definire tanto le radici sensibili dell’uomo quanto quelle razionali: “La bellezza è mescolare in giuste proporzioni il finito e l'infinito” (Platone).
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lunedì 23 gennaio 2012
Sperimentazioni tartan: dalla tradizione Scottish alle passerelle.
Dalle passerelle internazionali agli e-store più celebri, il tessuto tipico della Scozia è tornato su abbigliamento e accessori : Tartan, il tradizionale tessuto di lana a quadretti, la celebre fantasia del kilt.
Il tartan si può considerare un tessuto da “contestatori”: nel Settecento ha infatti simboleggiato la protesta degli scozzesi contro Londra, e in seguito fu la regina Vittoria a renderlo un classico, durante i suoi soggiorni nel castello di Balmoral. Negli anni Settanta, è stata la stilista Vivienne Westwood a spingere verso il revival dei quadri tartan, stavolta interpretati in versione punk per uno street style senza eguali. Che sia la stampa principale di gonne a pieghe e montgomery da brava collegiale, o che si ritrovi su camicie di flanella grunge, il tartan è da sempre un protagonista della moda di tutti i giorni, fin dalla tenera età. Per questo autunno-inverno si conferma come uno dei punti saldi su cui contare: una scala cromatica davvero estesa, che riporta in auge il tartan in modo originale e contemporaneo, infinitamente geometrico ma per niente noioso, come si è visto su diverse passerelle tra le più patinate. Si dice che il tartan provenga originariamente dalle Highlands, nelle quali i clan utilizzavano piante, muschi e bacche locali per tingere la lana prima di tesserla nella caratteristica fantasia a quadri. Il materiale acquisì popolarità dopo la standardizzazione dei tartan indossati dai reggimenti delle Highlands nell'esercito britannico, tra la metà e la fine del diciottesimo secolo. La popolarità di questa stoffa si diffuse anche al di là delle Highlands all'inizio del diciannovesimo secolo, e i prodotti scozzesi cominciarono ad essere considerati all' “ultimo grido” persino dall'aristocrazia britannica. I collegamenti tra clan e fantasia tartan come loro simbolo, sono sempre stati fondamentali e le famiglie cominciarono a differenziarsi tra di loro per il proprio particolare tartan: se state cercando un colore di tartan specifico, potrete cercare tra migliaia di design all’interno della collezione online “Scottish Register of Tartans”, per trovare la vostra combinazione perfetta di colori e il vostro modello preferito. Quindi desiderando un tartan totalmente unico da indossare, si ha la possibilità di registrare un modello personalizzato, creato tanto da ideatori di kilt e stilisti quanto da semplici appassionati. Inoltre, al Tartan Weaving Mill sul Royal Mile, vicino al Castello di Edimburgo, i curiosi potranno perdersi nell'enorme quantità di materiale creato nello stabilimento e persino indossare un costume tradizionale scozzese. Nelle collezioni invernali di questa stagione ne abbiamo visto davvero di tutti i colori: Logan propone un’intera linea di borse rifinite in pelle, tantissime varianti di calzature e capi in lana dalle classiche sfumature rosse; Louboutin, il guru della scarpa, non poteva rimanere inerme davanti alla rivisitazione della tendenza tartan, ed ecco qui uno splendido mocassino con catenella ornamentale e punta metallica. I marchi low cost non sono da meno: Oviesse propone giacche in pile, poncho e cappello e Stradivarius giubbotti a quadri in finta pelle, ideali per un glam-rock casual. Per dare al look una sfumatura più country basta abbinare una semplice canotta bianca e dei jeans chiari ad una camicia tartan di qualsiasi sfumatura cromatica; se invece si vuole dar vita a un effetto “bon ton”, si può abbinare il tartan con un cardigan “hand-made” e ballerine-mocassini: l’importante è continuare a sperimentare senza mai lasciare da parte le radici tradizionali del tartan, tanto versatile quanto caratterizzante.
domenica 15 gennaio 2012
Miss Sixty: una rilettura contemporanea degli eclettici Seventies.
Sfogliare un vecchio
album di foto e tuffarsi qualche decennio fa, nell’epoca dell’incertezza, delle
lotte pacifiste, dell’obiezione di coscienza, della libertà sessuale, dei
diritti strappati e gridati, della piccola borghesia sfiduciata. Potrebbe
essere tutto questo ciò che ha ispirato i creatori del mitico brand Miss Sixty
per questo inverno 2011-2012, interpretando le molteplici sfaccettature dello
stile che fu, dall’anti-fashion all’inclinazione folk tipica della Westwood
alle ispirazioni date dalla minimal art: il concetto, l’idea, è più importante
dell’opera, perciò la forma stessa si traduce in qualcosa di “minimale”, in
contrapposizione al consumismo e all’attenzione per il particolare tipici della
pop art, riducendo l’arte in elementi essenziali, forme geometriche ed
elementari, a metà tra architettura e figurazione. Ed ecco che prendono vita
abiti dalle linee pulite, che fasciano e allo stesso tempo distorgono la
figura, come i mitici pantaloni scampanati, meglio conosciuti come “a zampa
d’elefante”. L’inclinazione folk spazia dalle maglie oversize a una
rivisitazione della pelliccia in perfetto stile easy chic (ed eco-friendly),
marrone a collo alto, stretta in vita e a manto striato, o più grintosa, in
tonalità verde acido o voluminosa con sfumature bianche e nere. Una moda eclettica
e funzionale, naturale e informale. Negli anni ’70 l’universo del fashion era
più che mai visto come uno dei sistemi imposti dalla società industrializzata
per limitare la libertà, in un clima in cui i giovani contestatori avevano già
contribuito ad una rivoluzione nella moda e ne erano diventati i protagonisti,
slegati da vincoli e costrizioni. Perciò la moda non aveva più alcun principio
fisso, nasceva spontaneamente dall’iniziativa personale, dal “fai da te”, dal
piacere di mescolare tutto perché tutto era permesso, purchè si creasse
un’alternativa estetica, il riflesso di
una ricerca e di una speranza verso un’alternativa sociale. Il grande sarto non
era più il dittatore della moda: magari un giorno, neanche i vizi e i consumi
della politica sarebbero stati i dittatori delle masse? Sta di fatto che molti
grandi atelier chiusero, e quelli che sopravvissero crearono delle linee prêt-à-porter.
Il capo simbolo ovviamente fu il jeans, indossato da uomini e donne di tutte le
classi sociali e in qualsiasi occasione, una sorta di sintesi di tutti gli
ideali di uguaglianza e libertà diffusi con fervore per un ventennio. Miss
Sixty ha ben selezionato alcuni degli elementi “storici” che hanno contributo
ad una svolta nelle tendenze a partire da fine anni ‘60, mantenendo
continuamente l’attenzione sugli elementi chiave di un vestiario che è tutto
fuorchè vuoto di contenuti e femminilità: tante le novità e le
sperimentazioni, in cui spiccano i mix di tele denim caratterizzati da lavaggi
vintage e le nuances che creano un particolare effetto a righe, i modelli a
palazzo e la camicia in denim con cuciture e bottoni oro a contrasto.
Ovviamente non mancano gli accessori, anch’essi realizzati in denim: un
gioco di stile che conquista, in armonia con il look naturale e un po’ hippy,
decisamente Seventies, tanto nei colori quanto nei materiali.
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domenica 18 dicembre 2011
Il ritorno agli 80's per un nuovo e disinvolto MODERN GRUNGE!
E’ inverno, fa freddo, la mattina ci si alza presto per
andare a lavoro o all’università, e gran parte del tempo viene rubato dalla
scelta dell’outfit quotidiano, per essere sempre impeccabili ovunque si vada. E
se invece bastasse semplicemente prendere ciò che ci capita e abbinarlo a
nostro piacimento senza pensare troppo al “pendant”? Dopotutto il bello
dell’inverno sta proprio in questo, nel sovrapporre tanti e vari pezzi, così
diventa davvero difficile sbagliare, ed è facile creare qualcosa di nuovo e
inconfondibile. Gli stili che indossiamo possono anche discordare tra loro, ma
l’importante è filtrarli attraverso degli elementi chiave. Questa stagione le
parole chiave sono queste: jeans sdruciti,
camicie di flanella a quadrettoni, giacche e maglioni oversize che fanno da
mini vestito, abiti second hand irrinunciabilmente vintage…un vero e proprio
“metropolitan grunge”. Per gli appassionati di questo stile, fusione tra le
polarità del trasandato e del ricercato, è necessario un piccolo salto
temporale: siamo a metà degli anni ‘80 e
il mondo della musica, grazie alle star-icon Kurt Cobain e Courtney Love,
regala inconsapevolmente alla moda lo stile grunge, che inizialmente si
caratterizza in una totale negligenza per ciò che riguarda il modo di vestirsi,
dai maglioni enormi e bucati agli abitini di seta con stampe floreali trovati a
buon prezzo nei mercatini. Se fino
agli anni ‘90 era considerato grunge solo ed esclusivamente lo stile dei giovani
ribelli, nel ‘92 il giovanissimo Marc Jacobs introduce questo stile nel pret-à-porter, creando la collezione
rivoluzionaria per Perry Ellis, raccogliendone e interpretandone i cavalli di
battaglia ma non solo. Jacobs inserisce
infatti tantissimi elementi che poi diventeranno caratteristici di questo
street-syle: la camicia indossata e annodata sopra un abito, gli stivali da
cowboy o da motociclista con gonne lunghe e ampie, grandi stampe “insolite”,
abbinamenti di colori poco accostabili e audaci tanto da sembrare che i capi
siano messi insieme a caso, foulard annodati in testa. Nonostante le varie
critiche, tra cui quella autorevole dell’allora direttrice di Vogue America
Anna Wintour, il grunge, nella sua svogliatezza e poco interesse nel delineare
una moda, pervase progressivamente il mondo satinato (e per molti versi
opposto) del fashion, e più che mai lo fa tutt’oggi. Alexander McQueer , Stella
McCartney, Paul & Joe e molti altri portano in passerella un modern grunge
fatto di t-shirt allungate, stampe divertenti, ampie gonne e manicotti in lana
o eco-pelliccia; se poi andiamo a vedere la nuova collezione di Joseph
Altuzarra vediamo come il grunge nella sua originaria disinvoltura si spossa
sposare perfettamente ad abiti leggeri, femminili ed estremamente comodi,
attraverso l’abile armonizzazione di parka, cardigan in lana grossa e stringate
alte ad eleganti tacchi e impeccabili maquillage e abbinamenti cromatici: la
creazione di un “neo-clochard”, rinnovato nella sua essenza urbana con meno
derivazioni “rurali”. Quest’ inverno sarà tutto fuorchè minimal, perciò
guardatevi intorno più spesso per le strade, vi sembrerà di respirare l’aria
degli 80’s, di una nuova “swinging London” sparsa a macchia d’olio.
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giovedì 8 dicembre 2011
Il fascino senza tempo della pelliccia: scelta etica o estetica?
Questo
autunno-inverno uno dei protagonisti del guardaroba è un grande classico: la
pelliccia. Proposta in tutte le versioni immaginabili, vera o finta, dai toni
naturali o fluo, si ritrova dappertutto, dal classico copri spalla fino ai
particolari su gonne, maglioni e addirittura sulle calzature. Un fascino
davvero intramontabile, senza tempo, che continua a far colpo sull’immaginario
femminile, e che viene riletto nelle varie collezioni con gusto contemporaneo
ma anche con un tocco un po’ vintage e retrò. Ormai il freddo è alle porte, e
appena molte di noi iniziano a chiedersi se comprarsi o meno una pelliccia,
ecco che si riaffaccia la polemica se questa rappresenti o meno una scelta
etica. Tanto la pelliccia quanto il dibattito su di essa sembra non passare mai
di moda, e anzi, col tempo si è fatto sempre più intenso. Qual è la scelta
veramente ecologica? Quella della pelliccia naturale o quella della pelliccia
sintetica? Le posizioni a riguardo sono diametralmente opposte: i
tradizionalisti ritengono che solo la pelliccia naturale possa essere
ecologica, mentre gli animalisti sostengono che l’unica scelta di buon senso
sia quella di una pelliccia che non derivi da animali. La pelliccia naturale è
considerata dall’alba dei tempi come un indumento simbolo di forza, carico di
significati magici, un po’ come se attraverso essa venisse trasmessa l’energia
dell’animale da cui proviene; in seguito diviene simbolo di lusso e agiatezza,
elemento fondamentale nel vestiario di imperatori e aristocratici. Il pelo
utilizzato per la produzione di pellicce deriva da animali come la volpe, il
lupo o l’orso, o da animali esotici (ora protetti) come le scimmie o le tigri,
e con il processo di democratizzazione del lusso, è diventato un prodotto
accessibile a tutti, dato l’abbassamento dei costi di produzione (infatti la
più grande produzione di pellicce appartiene alla Cina). Nonostante le proteste
che da anni continuano ininterrottamente, negli ultimi tempi si è vista nascere
una serie di organizzazioni che incentivano l’uso di pellicce naturali,
sostenendo la tesi che la produzione di queste pellicce sia la migliore dal
punto di vista ecologico, poiché a contrario di quelle sintetiche, non vengono
utilizzate sostanze chimiche e non dipende dal petrolio. Il dibattito oggi è
questo: la pelliccia sintetica ha diritto di essere chiamata ecologica? Le
ricerche scientifiche del laboratorio Ford Motors hanno comparato l’energia
consumata per la produzione di pelliccia naturale e di quella sintetica: la
produzione di un cappotto di pelliccia sintetica richiede circa 120,300 BTU
(British Termal Units), e tenendo in conto anche i costi del trasporto e del
cibo per gli animali delle fattorie, la
produzione di un cappotto di pelliccia naturale richiede 66 volte più energia
rispetto a quella necessaria per produrre un cappotto di pelliccia sintetica. I
dubbi a questo punto non dovrebbero più esistere, sia vista la conferma
scientifica sul lato ecologico della pelliccia sintetica sia visto che
scegliendo di acquistare questa e non una pelliccia naturale, scegliamo anche
di non incentivare l’uccisione di altri animali per scopi meramente estetici. Togliamoci
pure la mano dalla coscienza, perché molte delle pellicce proposte in
passerella dai maggiori stilisti per l’inverno 2012 sono niente meno che
sintetiche, anch’esse soffici, colorate, animalier, rasate, e a seconda delle
loro caratteristiche assumono uno stile diverso e contrastante: una pelliccia
dalle tinte brune o chiare è chic e un po’ altezzosa, una pelliccia corta blu
elettrico è trasgressiva e punk rock, dallo slancio metropolitano. Se allora è vero che oggi tutti abbiamo il diritto di
scegliere, è vero anche che abbiamo la possibilità di fare una scelta
responsabile. Perché fare una scelta ecologica significa fare una scelta etica,
facendo si che un semplice indumento come la pelliccia attraversi la moda, ma
assuma anche un significato più alto.
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