Sfogliare un vecchio
album di foto e tuffarsi qualche decennio fa, nell’epoca dell’incertezza, delle
lotte pacifiste, dell’obiezione di coscienza, della libertà sessuale, dei
diritti strappati e gridati, della piccola borghesia sfiduciata. Potrebbe
essere tutto questo ciò che ha ispirato i creatori del mitico brand Miss Sixty
per questo inverno 2011-2012, interpretando le molteplici sfaccettature dello
stile che fu, dall’anti-fashion all’inclinazione folk tipica della Westwood
alle ispirazioni date dalla minimal art: il concetto, l’idea, è più importante
dell’opera, perciò la forma stessa si traduce in qualcosa di “minimale”, in
contrapposizione al consumismo e all’attenzione per il particolare tipici della
pop art, riducendo l’arte in elementi essenziali, forme geometriche ed
elementari, a metà tra architettura e figurazione. Ed ecco che prendono vita
abiti dalle linee pulite, che fasciano e allo stesso tempo distorgono la
figura, come i mitici pantaloni scampanati, meglio conosciuti come “a zampa
d’elefante”. L’inclinazione folk spazia dalle maglie oversize a una
rivisitazione della pelliccia in perfetto stile easy chic (ed eco-friendly),
marrone a collo alto, stretta in vita e a manto striato, o più grintosa, in
tonalità verde acido o voluminosa con sfumature bianche e nere. Una moda eclettica
e funzionale, naturale e informale. Negli anni ’70 l’universo del fashion era
più che mai visto come uno dei sistemi imposti dalla società industrializzata
per limitare la libertà, in un clima in cui i giovani contestatori avevano già
contribuito ad una rivoluzione nella moda e ne erano diventati i protagonisti,
slegati da vincoli e costrizioni. Perciò la moda non aveva più alcun principio
fisso, nasceva spontaneamente dall’iniziativa personale, dal “fai da te”, dal
piacere di mescolare tutto perché tutto era permesso, purchè si creasse
un’alternativa estetica, il riflesso di
una ricerca e di una speranza verso un’alternativa sociale. Il grande sarto non
era più il dittatore della moda: magari un giorno, neanche i vizi e i consumi
della politica sarebbero stati i dittatori delle masse? Sta di fatto che molti
grandi atelier chiusero, e quelli che sopravvissero crearono delle linee prêt-à-porter.
Il capo simbolo ovviamente fu il jeans, indossato da uomini e donne di tutte le
classi sociali e in qualsiasi occasione, una sorta di sintesi di tutti gli
ideali di uguaglianza e libertà diffusi con fervore per un ventennio. Miss
Sixty ha ben selezionato alcuni degli elementi “storici” che hanno contributo
ad una svolta nelle tendenze a partire da fine anni ‘60, mantenendo
continuamente l’attenzione sugli elementi chiave di un vestiario che è tutto
fuorchè vuoto di contenuti e femminilità: tante le novità e le
sperimentazioni, in cui spiccano i mix di tele denim caratterizzati da lavaggi
vintage e le nuances che creano un particolare effetto a righe, i modelli a
palazzo e la camicia in denim con cuciture e bottoni oro a contrasto.
Ovviamente non mancano gli accessori, anch’essi realizzati in denim: un
gioco di stile che conquista, in armonia con il look naturale e un po’ hippy,
decisamente Seventies, tanto nei colori quanto nei materiali.Per cogliere novità e modi di essere, di diventare…Istinti, evoluzioni e trasformazioni di una società contemporanea sempre più border-line, dove le differenze talvolta vengono cancellate dall’omologazione. Dalle passerelle al costume, dai luoghi ai rapporti interpersonali, per dare un’istantanea sempre nuova del “coprimento” individuale, dall’abito materiale a quello metaforico: le maschere che ognuno di noi indossa, singolarmente e nel proprio ruolo sociale.
Visualizzazione post con etichetta fai da te. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fai da te. Mostra tutti i post
domenica 15 gennaio 2012
Miss Sixty: una rilettura contemporanea degli eclettici Seventies.
Sfogliare un vecchio
album di foto e tuffarsi qualche decennio fa, nell’epoca dell’incertezza, delle
lotte pacifiste, dell’obiezione di coscienza, della libertà sessuale, dei
diritti strappati e gridati, della piccola borghesia sfiduciata. Potrebbe
essere tutto questo ciò che ha ispirato i creatori del mitico brand Miss Sixty
per questo inverno 2011-2012, interpretando le molteplici sfaccettature dello
stile che fu, dall’anti-fashion all’inclinazione folk tipica della Westwood
alle ispirazioni date dalla minimal art: il concetto, l’idea, è più importante
dell’opera, perciò la forma stessa si traduce in qualcosa di “minimale”, in
contrapposizione al consumismo e all’attenzione per il particolare tipici della
pop art, riducendo l’arte in elementi essenziali, forme geometriche ed
elementari, a metà tra architettura e figurazione. Ed ecco che prendono vita
abiti dalle linee pulite, che fasciano e allo stesso tempo distorgono la
figura, come i mitici pantaloni scampanati, meglio conosciuti come “a zampa
d’elefante”. L’inclinazione folk spazia dalle maglie oversize a una
rivisitazione della pelliccia in perfetto stile easy chic (ed eco-friendly),
marrone a collo alto, stretta in vita e a manto striato, o più grintosa, in
tonalità verde acido o voluminosa con sfumature bianche e nere. Una moda eclettica
e funzionale, naturale e informale. Negli anni ’70 l’universo del fashion era
più che mai visto come uno dei sistemi imposti dalla società industrializzata
per limitare la libertà, in un clima in cui i giovani contestatori avevano già
contribuito ad una rivoluzione nella moda e ne erano diventati i protagonisti,
slegati da vincoli e costrizioni. Perciò la moda non aveva più alcun principio
fisso, nasceva spontaneamente dall’iniziativa personale, dal “fai da te”, dal
piacere di mescolare tutto perché tutto era permesso, purchè si creasse
un’alternativa estetica, il riflesso di
una ricerca e di una speranza verso un’alternativa sociale. Il grande sarto non
era più il dittatore della moda: magari un giorno, neanche i vizi e i consumi
della politica sarebbero stati i dittatori delle masse? Sta di fatto che molti
grandi atelier chiusero, e quelli che sopravvissero crearono delle linee prêt-à-porter.
Il capo simbolo ovviamente fu il jeans, indossato da uomini e donne di tutte le
classi sociali e in qualsiasi occasione, una sorta di sintesi di tutti gli
ideali di uguaglianza e libertà diffusi con fervore per un ventennio. Miss
Sixty ha ben selezionato alcuni degli elementi “storici” che hanno contributo
ad una svolta nelle tendenze a partire da fine anni ‘60, mantenendo
continuamente l’attenzione sugli elementi chiave di un vestiario che è tutto
fuorchè vuoto di contenuti e femminilità: tante le novità e le
sperimentazioni, in cui spiccano i mix di tele denim caratterizzati da lavaggi
vintage e le nuances che creano un particolare effetto a righe, i modelli a
palazzo e la camicia in denim con cuciture e bottoni oro a contrasto.
Ovviamente non mancano gli accessori, anch’essi realizzati in denim: un
gioco di stile che conquista, in armonia con il look naturale e un po’ hippy,
decisamente Seventies, tanto nei colori quanto nei materiali.
Etichette:
a zampa,
alternativa estetica,
anni '70,
Belen Rodriguez,
brand,
consumismo,
denim,
diritti,
easy chic,
fai da te,
Fashion,
folk,
hippy,
lotte pacifiste,
minimal,
Miss Sixty,
Moda,
pelliccia sintetica,
Rivoluzione
Iscriviti a:
Post (Atom)
