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domenica 28 ottobre 2012

Le tendenze haute couture: Paris Fashion Week.


Come ogni anno, nella capitale di Francia nonché una delle capitali della moda mondiale, si è tenuta una delle settimane più scottanti del fashion system annuale, che ha visto sfilate varie e luccicanti sparse un po’ per tutta Parigi. Iniziamo da un must dell’eccellenza francese, Louis Vuitton:  quest'anno la sfilata faraonica di Louis Vuitton porta il pubblico dentro un centro commerciale immaginario, frutto della scenografia dell’artista francese Daniel Burden, che ha portato sulla passerella i vari gruppi di modelle per insieme di colore, in cui dappertutto risuona l’eco inconfondibile della fantasia a scacchi della celebre maison. Gli abiti sono come delle colonne verticali, e le geometrie sono definite da colori neutri come il bianco e il nero e da altri più vivaci e anni ’60 come il giallo e il verde. La sottolineatura del grafismo e delle linee dritte si notano anche nelle scarpe e nelle borse: le prime presentano tutte mezzi tacchi, per dare un’aria “inquadrata” e poco frivola, e le seconde non sono altro che rigorosi bauletti rettangolari. Chanel, dal canto suo, non esprime per niente tutta questa “austerità” e si lascia andare alla leggerezza e alle forme un po’ aerodinamiche, come la nuova borsa-provocazione a forma di hula-hop. Karl Lagerfield ci sorprende ancora una volta attraverso una scenografia faraonica che ha come tema portante le energie alternative: la passerella, infatti, è una lunghissima serie di pannelli solari da cui si ergono gigantesche pale eoliche, per riprendere appunto quel’idea aerea espressa fin dall’inizio, ma non solo: è un messaggio importante quello manifestato dalla maison della doppia C, che pone l'accento sull'aumento delle temperature terrestri e sulla necessità di investire in fonti diverse da carbone e petrolio. Gareth Pugh propone invece una sfilata degna del proprio stile unico e inimitabile: le silhouettes diventano figure femminili dall’allure dark e futuristica, per certi versi un po’ inquietante ma dal fascino che rapisce, con influenze stilistiche e geometriche che vanno dall’800 allo stile orientale. Givenchy ci incanta attraverso la semplicità di un susseguirsi di pezzi minimal estremamente eleganti e dal taglio irregolare e sbilanciato, per smorzare un po’ l’aria fin troppo seriosa delle tinte unite nere, azzurrine e bianche (e anche delle modelle): il tutto è incorniciato da dettagli in voile, estremamente femminili e che rendono l’architettura degli abiti un po’ un’evocazione moderna di un misto tra ali ed onde. Come chiudere un bellezza se non parlando di un'altra colonna portante come Yves Saint Laurent? La maison ha creato qualcosa di unico e irripetibile: le modelle portano in passerella dei cappelli voluminosi e misteriosi, ben in linea con gli abiti altrettanto imponenti, una via di mezzo tra il classico abito da sera e le minigonne casual, tra una rivisitazione del taglio imperiale e la classica tenuta à la garçonne, in cui fa da protagonista un tripudio di diversi tessuti, tutto all’insegna del total black senza tempo.






“L’impressionismo e la moda”, il Musée d’Orsay accoglie la Paris Fashion Week.



Il famoso museo parigino Musée d’Orsay, il 25 Settembre ha accolto a suo modo l'arrivo della settimana della moda nella capitale con la mostra “L’Impressionisme et la mode”. Un'esposizione pubblica, frutto della fusione tra capolavori impressionisti e abiti d'epoca: gli impressionisti hanno sempre favorito la rappresentazione della figura umana integrata nel proprio ambiente quotidiano, tenendo conto della vita contemporanea in cui si destreggiava l’uomo “moderno”, nelle sue attività abituali in città come in campagna. Hanno sempre fissato nell’attimo sfuggente una considerazione di metodi e atteggiamenti del loro tempo, una loro “impressione” visuale, creando quella che Baudelaire definisce "metamorfosi quotidiana delle cose esterne". Perciò la mostra,realizzata col supporto delle grandi maison Louis Vuitton e Christian Dior, propone una cinquantina di abiti e accessori, tra cui dieci cappelli, presentando una panoramica della moda femminile al tempo degli impressionisti. L’abbigliamento maschile, meno vario e più uniforme, viene evocato attraverso una ventina di pezzi, ma comunque tutti esemplari di prodotti tessili provenienti da collezioni pubbliche e private di tutta la Francia. E, infine, un display documentario riunisce disegni, figurini e riviste di moda, tra cui “La dernière Mode”, una breve recensione a cura di Mallarmé, e le fotografie dallo studio Disdéri. La mostra ci offre un po 'della sostanza e della solidità della pittura impressionista, in cui gli abiti e le figure sono trasfigurati dalla magia di luci e ombre che, sia in movimento che in stato di quiete, si fondono con l’ambiente circostante creando un tuttuno dinamico. La realtà descrittiva dell’uomo e della donna tra il 1860 e il 1880 e del loro aspetto quotidiano ha subito una metamorfosi innegabile a causa del susseguirsi rapido dei diversi e approcci estetici: d’altra parte, grazie alla rapidità di esecuzione, i gesti e giochi di tessuto danno autenticità a qualsiasi “impressione” esterna. Manet, Monet, Renoir, Degas e Caillebotte: alcuni di loro non hanno lavorato a Parigi per molti anni,ma nonostante ciò hanno sempre portato con sé, attraverso le proprie opere, l’allure e lo stile di vita della ville lumière, regalandoci un’istantanea sociale espressiva e sempre nuova. Le prossime “exhibitions” avranno luogo al Metropolitan Museum of Art di New York, dal 19 Febbraio al 27 Maggio 2013, e a Chicago presso “The Art Institute”, dal 29 Giugno al 22 Settembre 2013.

L’esposizione:
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.497974063546283.121316.170924542917905&type=1








lunedì 25 luglio 2011

Non solo sushi: la brezza orientale pervade il life style.



L’oriente stupisce e ammalia. Lo ha fatto nei secoli con le sue antiche tradizioni e lo fa tutt’ora, nell’epoca dell’hi–tech e della velocità sugli aggiornamenti contemporanei, a cui peraltro ha contribuito enormemente. Il fascino che l’oriente esercita sull’Europa influenza continuamente il nostro vivere quotidiano e crea un sincretismo culturale che ormai non possiamo che abbracciare con entusiasmo e curiosità. Aperti alla novità, non possiamo che farla propria. Una delle prime tentazioni riguarda certamente il gusto: involtini primavera, spaghetti di soia e frutta caramellata per gli amanti della cucina cinese. E per gli amanti del pesce crudo, dal take away agli elegantissimi ristoranti zen, tanto e coloratissimo sushi, bello da vedere e buono da mangiare; estremamente kawaii. Cos’è ilkawaii? E’ un fenomeno nato negli anni ’80 proveniente in particolare dalla cultura giapponese delle anime, e per l’appunto, tende a indicare tutto ciò che è carino, tenero e colorato. Tuttavia col passare degli anni l’aggettivo ha allargato la sua connotazione non solo agli oggetti, ma è diventato una vera e propria tendenza, uno stile di vita esteso all’inverosimile con lo scopo di realizzare il sogno delle ragazzine giapponesi (e ormai di tutto il mondo): essere carine. Il cambiamento kawaii non ha a che fare solamente con l’estetica, ma anche nel comportamento, con un atteggiamento perlopiù timido e ingenuo; e nel linguaggio, in cui si preferisce l’utilizzo di parole dal suono dolce: una rivoluzione dei canoni , una forma di liberazione dalla società statica, con lo scopo di voler solamente suscitare sentimenti postivi e piacevoli, per prendere tutto meno sul serio e con leggerezza.Colore e leggerezza sono due parole che non sono sfuggite ai deus ex machina dell’alta moda, che hanno saputo interpretare la brezza proveniente dall’oriente con estro innovativo: sulle passerelle trionfano asimmetrie, sete e delicate fantasie floreali. Louis Vuitton, per questa primavera-estate, veste una donna eccentrica ed estrosa in cui predomina il fascino della Cina. I tessuti, brillanti, preziosi ed elettrici, non passano inosservati attraverso l’accostamento di tonalità forti: il viola, il giallo, il blu, e naturalmente il nero. Le linee sono tipiche e squadrate, con l’aggiunta di spacchi e scollature vertiginose; oppure, se non si tratta di abiti lunghi, con pantaloncini dai colori frizzanti che esaltano la figura femminile e prestante con l’immancabile supporto di scarpe altissime e pochette altrettanto raggianti. La collezione Kenzo si è invece lasciata inebriare dal fascino del kimono, capo tipico della tradizione nipponica, tra ampi pantaloni ed eccessi cromatici volutamente netti e decisi; mentre la donna Armani pare quasi una dama appena uscita da un lussuoso soggiorno del Sol Levante: casacche raffinate e tempestate di perline ton sur ton, gonne pantalone lucide dagli amabili colori pastello, e giacche cortissime coperte da mille bottoni. Amanti della moda lasciatevi andare all’esplosione di energia e alla delicatezza soave, senza mai mettere da parte l’eleganza. Oriente e occidente non sono mai stati così vicini.